Musica

Una specie di capolavoro di alta cucina spirituale. Corgan non ha preso il meglio dei suoi Pumpkins, lo ha letteralmente strappato a Mellon Collie e a Adore. Si è immaginato di avere ancora accanto a sé la propensione surfeggiante del suo amico James Iha, ma senza l'ingombro dell'amico. Ha chiesto a se stesso una concentrazione spaventosa, delineando un quadro psichico che potesse partorire, nel modo più spontaneo possibile, e meno rock possibile, un disco religioso, con il quale cercare Dio e nel quale anche il pubblico, un po' stupido per la verità, potesse affogare i suoi dubbi, oppure ritrovarseli moltiplicati. Come se non bastasse, questo disco della madonna, nel senso del titolo, Mary star of the sea, per quanto sia "alternativo" nel rappresentare il rock, possiede anche una tale energia, vocale, strumentale, una tale chiarezza nell'esporre il credo melodico di chi lo ha realizzato, una tale autorevolezza poetica (ascoltate World goes round, a cosa vi fa pensare?), che sembra quasi innaturale pensarlo solo come un esordio. Ma di esordio si tratta. Esordio pazzesco degli Zwan, creatura che non farà rimpiangere i Pumpkins ma anzi ne proseguirà, con disperata dolcezza, la missione "adorante". Consideratelo un cinquestelle pulitopulito.

Enrico Sisti