VOMITO
Di Violetta
(violetta11@virgilio.it)
Cominciò a sentirselo salire in bocca e poi ecco
un gettito puzzolente e giallognolo spandersi dappertutto prendere
coi suoi filamenti la sedia le coperte del letto il pavimento come
se fosse stato un essere proveniente dallo spazio munito di pericolosi
e innumerevoli tentacoli. In realtà non si era reso conto,
fino a quello momento, di essere completamente andato
aveva toccato l'estremo limite, il fondo più buio il punto
da cui si può ritornare, non è detto che ciò
debba poi accadere, se non completamente ripuliti e decontaminati
e ancora più forti.
"un muro dentro eretto dagli dei barbaro barbaro come gli avi
miei" certamente ne avrebbe mandati giù un numero ben
maggiore se non fosse stato per quei colpi pensò a stento "perché
cazzo avranno fatto la custodia di stronzo cartoncino morbido che
si sfilaccia non appena gli dai un colpetto" vomitò ancora.
La visione di quello che più ci terrorizza e ci schifa ci conduce
per mano a delle riflessioni e ricordi vaganti; il suo amico che gli
ripeteva che era bellissimo perdersi volare e altre simili cose adesso,
quando andava a trovarlo non lo rispondeva più nelle sue domande,
d'altra parte è difficile farlo da una pietra. Quella ragazza
ora lo guardava fredda con gli occhi che dimostravano la sua reale
consistenza: il vuoto il nulla più devastante, in fondo nemmeno
lui se ne curava più di tanto occupato com'era nel vomito e
nella riflessione
"ora che questo fiume devasta il mio corpo non
fa altro che fortificarmi
il vomito è l'eliminazione l'espulsione di quello che è
indigesto
tutti voi che pensate di conoscere tutto
voi che amate solo sostenere la vostra voce
che centrate solo l'esterno
tutti quegli ingannatori
somministratori di false ricette della sapienza
voi tutti siete il mio vomito"
risuonava ancora oltre
"non c'è futuro inconsistente ora
non c'è passato che significhi ancora
niente che valga il buio del presente"
appropriazione di verbum suum lo so. Lui cercava di
finire la frase "il buio del
" non ci riuscì
affatto, la fiumana aveva occupato tutti gli spazi d'aria e non gliene
restava più, il sangue perdeva ossigeno
viso cianotico,
dal buastro al violaceo,
occhi sgranati più del naturale, dovuto al mondo,
saliva raggruppata ai lati della bocca
"io non ho speranze insomma non voglio credere ma fino a quando
c'è una fiammella che si accende, non importa se di lampada
a olio o di luce elettrica, l'importante è che funzioni allora
sono contento come un bimbo rannicchiato nella pancia della mamma"
quello che capì in seguito non ci è, per il momento,
dato di conoscere. Quando penso a lui ripeto queste parole:
Per un dolce sguardo.
Versi liberi
È tutto quello che ricordo.
Linee d'ombra sull'albeggiare rosa
Un ricordo è tutto.
Ancora il tuo sapore, aspro
E non c'è nient'altro che possa bastarmi.
Sei tutto quello che hai
Tutto quello che ricordi, pensi di me
Quando mi chiederai l'amore.
Sañña ci nutre.