IL CORAGGIO DELLA FALSITÀ
di LastSong (razor@freemail.it)
Pezzo liberamente ispirato all'Ep di Zero
Entrò deciso in quella stanza rossastra, confusa da sembrare
ricamata nellaria viziata di fumo e vapori di mercurio, bolsa
da apparire chiusa da anni eppure viva nelle sue fattezze di sarcofago.
La vide seduta al centro e, raggiuntala, le disse di come fosse ora
di cambiare le carte in tavola e di dire le cose come stavano, come
se uno strappo suicida avesse spezzato la stanza in tante schegge
di niente e il mito dellinnocenza avesse finalmente lasciato
spazio alla dura realtà.
Lei sembrava assente alle sue parole, persa nel suo sguardo acquoso
di chi sa cosa fa non ne sa il perché. Lunico richiamo
concreto allintensità quel momento sembravano le facce
delle persone che stavano attorno, annoiate ed estranee ma allo stesso
tempo in ascolto di quelle parole.
Nulla sembra avere più lo stesso peso quando il mostro dellinedia
fa i tuoi stessi passi, li anticipa e torna su di te
Tra quei
tappeti cremisi e quei divani doppio sembravano tutti come figuranti
di cartapesta quando egli disse di come fosse falso quel mondo: aveva
deciso di dire basta alla contraffazione di quellambiente così
stantio. Da quei lunghi minuti non sarebbero più contati lamore
incerato di lei, i rapporti e le amicizie guadagnate in quei mesi.
Gli si erano aperti gli occhi, come diceva stando appoggiato alle
sue spalle, come se le stesse volando addosso, ma ne mancasse solo
lo sforzo finale
Perché egli era stato uno qualsiasi
di loro, aveva avuto il rispetto sotto vuoto di tutti ed aveva ricambiato
con la stessa moneta, ma ormai aveva capito di essere più forte
di tutti quelli che erano lì ad ascoltarlo.
Lei, il desiderio che per tanto tempo era stata, non si aspettava
di essere spezzata in questo modo: proprio per questo motivo rimase
come impietrita.
Laltro andava avanti con le sue feroci parole, e lo stupore
della ragazza si tramutò in paura senza che fuori ce se ne
potesse accorgere
temeva da un momento la reazione inconsulta
dellinterlocutore ma non aveva il coraggio di ribattere.
O almeno pareva che fosse così. Allinizio il timore era
quello di anticipare lira di quello che di colpo era diventato
il suo nemico
o così pensava. In realtà la sua
reazione era ancora una volta dovuta alla sua natura, quella dellessere
falsi e gretti. Cercò di abbracciarlo, e provò, provò
e provò finché laltro non subì, ma solo
per un attimo, perché, quando fu tra le sue mani, vide al fondo
di quella stanza come una figura di cherubino apparire e dissolversi
come polvere e salire verso il soffitto.
Era quella lallegoria dello stare in quellambiente, il
nascondere offese e rancori per non rovinarsi di fronte al prossimo.
Egli tornò allora ad essere la fiera inferocita di qualche
minuto prima e, allontanatosi di poco dal suo viso, sputò sopra
quei lineamenti di madreperla.
Poi uscì, lasciandosi alle spalle lei, il suo finto amore,
ed i figuranti rimasti attoniti e mollemente appoggiati alle poltrone,
incerti sul da farsi. Non era più il fante di picche, la faccia
doppia pronta a capovolgersi a seconda del momento
Aveva capito
come tutto era stato finto: si era liberato dal suo desiderio che
lo aveva cambiato in modo così viscerale, dalla sua devozione
alla bachelite e dalla sua innocenza perduta futilmente.