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RACCOLTA
Di Filippo
(fippiponti@hotmail.com)

 


1
Cherubini maudits
guardiani
notturna morte nera, blu e corvina
lastre di piombo fatuo ripiegate
opprimono
calvi crani pallidi
colli e schiene lividi
irraggiungibile e invisibile filo spinato di plexiglass
m’invischia
e le angeliche ombre demoniache e storpie
m’urlano il soffocamento

 

2
Immerso in un enorme elemento antistress
Con una mano tocco il paraboloide + alto
Che c’è una nuvola che mi copre il naso?
Con un soffio già non la vedo +

 


3
Basta disse il guerriero
Mentre lo diceva, però
Si sentiva sempre più debole
Questa notte, ponte, ti ho superato
Dietro di te c’era un altro ponte
Più alto e più bello
Dopo vidi la pianura
E con essa
l’acqua
nella mia immagine riflessa
m’immaginavo ci fosse
forse
la chiave d’accesso
Ma dov’è?
Sono solo
Sono immobile
E aspetto un lettore capace
E’ giusto attendere?
Chi me lo può dire
Il guerriero pensava
ma i pensieri sfuggivano nella sua mente
Il guerriero, allora, avrebbe voluto dormire
ma così avrebbe perso
Basta a cosa quindi?
A un imbarazzo?
A un’ inconsuetudine?
Non so ancora come verrà sfogliato il quaderno di domani
Ma in cima
in alto a destra
su ogni pagina
ci sarà scritto un agro basta

 

4
Giù giù
In fondo al mare io [non ci sono +]
Ci sono stato mai
Due o tre volte
Mai
Tu mi dirai questa parola
E tu?
La scappatoia mi fa gola
ma qui il problema sono io
e per me, lo sai
per me n’esiste pure Dio
Alla fine che cosa sono io?
non lo intravvederò forse mai +

 


5
Lento è il declino
collo atrofizzato
ora un gancio brunito e monolitico mi visita il cervello e mi inchioda al pavimento
ma io nuoterò in mille praterie
vedrò l’angolo ultimo del mondo
estasiato nel buio assoluto
saggio sarò
perché mi sarò immerso nel fangoso silicone del mio vero ego (l’alter?)
bianco e in su sotto il naso
via via via
sarò un astronauta con i piedi per terra.

 


6
O Salice greco
che piangi sulla mia nuca
tu hai rinnegato l’azzurro del cielo.
Ma a cosa ti è servito?
Scorgi affianco tuo
la piccola chiesetta ortodossa
gaia solare e lucente
che formosa s’illumina di quel mare
che non solo le tue isole possiedono
ma che è un sorriso per ogni angolo del mondo.
Sei bello disgraziato.
Ave
Ave