The Smashing Pumpkins Net Point

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Recensione del concerto dei Pumpkins a Montreal (12/8/2000)
A cura di Valerio

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Giunto all'hotel di Montreal la prima cosa che faccio dopo aver sistemato le valigie è quella di fiondarmi in metropolitana alla ricerca del "Padillon du Canada" dove di lì a poco si esibirà il mio gruppo preferito: gli Smashing Pumpkins.
La fretta è dovuta al fatto che il concerto comincia alle 12:00 ed io sono arrivato all'hotel alle 19:00.
Temo che possano terminare i biglietti o che, peggio ancora, gli S.P. abbiano già suonato.
All'uscita della metro vengo accolto dal suono rock degli Our Lady Peace il più famoso gruppo canadese, il "padillon" non deve essere lontano, anzi, è sufficiente attraversare la strada per raggiungerlo.
Flotte di giovani preferiscono assieparsi al di fuori delle porte del padiglione limitandosi ad ascoltare e ricreare con la mente ciò che avviene sul palco, la maggior parte di questi tuttavia sta solo risparmiando le forze per gli Smashing Pumpkins.
Entreranno dopo, ora è troppo presto. A questo punto, constatato che gli Smash ancora non sono arrivati, entro nell'arena.
Si dice che Billy suonerà al massimo 45', che essendo questo un festival con decine di gruppi canadesi, loro sono solo degli ospiti e suoneranno poco.
Ospiti sono anche i Foo Fighters ma loro hanno già suonato prima del mio arrivo (cazzo!).
La gente salta e canta sulle note degli OLP che stanno per lasciare la scena con l'ultima canzone, dopodiché scende il silenzio, o meglio, nell'attesa che il peso massimo della serata salga sul ring, dei suoni elettrici investono l'immenso prato del "Padillon".
C'è un'atmosfera di surreale, ma giustificata, distensione: la gente sotto il palco si allontana, cerca l'aria o un mezzo metro quadro di prato lungo il quale riposarsi da una maratona durata nove ore.
Passano i minuti e tale distensione svanisce, la gente comincia a ricostruire quel "blob" informe che chiamano pubblico, dalle retrovie alcuni virus, me compreso, vogliono far parte di quella massa informe fino a venirne inglobati.
Non c'è un caldo eccessivo eppure gli idranti continuano a innaffiare la gente così tanto che dalle canne cominciano a spuntare i germogli di marijuana.
Si comincia a montare il palco.
Gli addetti ai lavori indossano le T-shirt di "Machina/the machines of God" e più trascorre il tempo più volte capita che gli stessi entrando, con un amplificatore o un tamburo, si debbano beccare gli olè e le grida stupefatte che appartengono a Billy Corgan e alla sua band.
Un urlo dieci volte più potente dei primi si solleva sul prato del padiglione.
Sono arrivati, sono arrivati!
Sullo sfondo del palco è proiettata la copertina del loro ultimo album Machina e una mitragliata di flash fa secco Billy Corgan.
Non c'è nemmeno il tempo di rendersi conto di quello che sta accadendo che una mannaia apre la testa di ognuno lì fuori.
Sono gli accordi di "the everlasting gaze", suonata al doppio della velocità, a non dare tregua al pubblico che comincia a saltare e a spostarsi a destra e a sinistra.
Alla fine suoneranno 13 pezzi per quasi due ore andando ben oltre quello che la gente si attendeva da un gruppo che doveva solo fare la comparsa di lusso.

Ecco le 13 tracce per quel che ricordo

The everlasting gaze. suonata in una versione molto simile a quella del cd si differisce da questa per la più accelerata esecuzione ritmica: bel rischio suonare a freddo questa canzone ma comunque ottimo modo per riscaldare tamburi e chitarre.

The sacred and profane. il riff è lo stesso, gli accordi live perdono un po' di melodia ma danno più potenza alla canzone che è una di quelle che più hanno impressionato.

Blue skies bring tears. verso la fine, quando il testo ripete "blue skies bring tears", Billy da libero sfogo alla sua ugola graffiando i timpani dei suoi fan con urla e ruggiti.

Glass + the ghost children. fantastica e superba, non ci vuole molto a riconoscerla sin dalle prime battute. Il momento migliore è stato quando tutto il padiglione ha inseguito la voce di Billy che cantava "as she counted the spiders/as they crawled up inside her"

Stand inside your love. fedelissima all'originale SIYL è stato uno dei brani che più hanno spaccato. All'inizio Billy & company non riescono a fare partire il pezzo così Chamberlin si esibisce in un assolo di batteria che richiama l'ovazione della folla.

I am one. inutile dire che è stato un successo: tutte le canzoni che hanno a che fare con i primi Pumpkins risvegliano memorie antiche e tanta voglia di "pogare". Ovviamente come in tutti gli altri concerti anche qui I am one è stata stravolta dai ben accolti monologhi di Billy che partono dopo "you'll burn" e terminano con il ritornello finale "see you, don't you just want to"

BWBW. completamente diversa dall'originale BWBW si apre, anziché col classico "the world is a vampire", con le chitarre sparate a manetta. Ma anche questo è un classico, quindi "pogo" e scene isteriche tra il pubblico sono garantite.

Cherub rock. la mia canzone preferita suonata senza discostarsi di una virgola dall'originale. Che onore! Comunque non ero il solo a pensarla in questo modo: tanti erano gli sguardi allucinati che seguivano impietriti il pelato in nero che si agitava sul palco per cantarla

To Sheila. una delle canzoni più stravolte assieme a BWBW (pensa che c'era anche qualcuno che non l'aveva riconosciuta!). Invece del classico arpeggio, gli accordi erano pieni e suonati in ritmo country da Billy e da James (solo loro due suonavano il pezzo) che aggiungeva effetti a una corda alla canzone.

I of the mourning. suonata alla perfezione è stato uno dei pezzi di maggior successo. Anche qui Billy ha lo spazio per dialogare col pubblico con frasi del tipo "everybody needs a radio, when everybody's alone in the mourning"

Mayonnaise. semplicemente da brivido

Heavy metal machine. ritornano le distorsioni pesanti con HMM. Per la folla è l'ultima grande occasione per dare sfogo all'isteria sopita prima del gran finale

1979. è la canzone simbolo dei pumpkins più giovanili. Jimmi abbandona la batteria e prende la chitarra acustica e completa la fila: adesso sono allineati tutti e quattro uno accanto all'altro. Molti saltano, alcuni agitano l'accendino acceso.

Gli SP lasciano Montreal con un bel bacio. Quando, dopo aver suonato Heavy metal machine Billy dice "and now the last song" io spero che si tratti del pezzo legato al singolo di 33, ma questa volta è veramente l'ultima canzone, 1979. Alla fine del pezzo ci sono persone in lacrime: questa probabilmente è l'ultima volta che vedono insieme gli Smash, altri cercano invano di trattenere la band urlando "Stay there!" ma ormai sulle note di My blue heaven gli addetti ai lavori stanno smontando la scena mentre i buttafuori allontanano la persone davanti al palco che sperano di trovare almeno uno dei plettri che Melissa ha lanciato al pubblico (ne ha lanciati due pugni alla fine di HMM assieme ad alcuni pezzi del suo basso distrutto. Billy prima aveva lanciato una bottiglia d'acqua da due litri alla quale aveva dato un sorso).

Valerio Darth Vader

Le foto sono tratte dal
sito ufficiale del Summersault Festival