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Monica |
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Quello di Bologna non è stato il mio primo concerto: era il terzo e sapevo bene chi suonava. Conoscevo le scalette dei concerti delle settimane precedenti ed ero un po' delusa dalle scase variazioni. Conoscevo e conosco le canzoni piuttosto bene per giudicare senza farmi accecare dall'innamoramento che alcuni giovinastri (io sono vecchia) manifestano - beati loro che ancora hanno l'intensità di costruirsi e di vivere per un idolo -. Con queste premesse credevo di assistere ad un deja-vu, invece... Se Billy Corgan deve essere lasciato in pace su qualcosa è sull'originalità: possiamo scannarci dicendo che ha cantato canzoni troppo vecchie o troppo nuove, che ha usato troppe tastiere o troppo poche, che era allegro più di Roma o meno di Milano, che ha riso troppo, o troppo poco. Ma credo che nessuno possa negare di essere rimasto ancora una volta spiazzato da canzoni sempre nuove, riscritte, rivissute, solo per noi, quella sera che eravamo lì per lui. Credo che sia stato un meraviglioso addio ai "ten amazing years" che noi gli abbiamo regalato (così ha detto! dieci anni sbalorditivi, incredibili). E anche lui era commosso come me e come voi, lì sul palco a salutarci ben oltre lo scemare delle note, quasi a volersi sentire dire "resta!".
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